MARKETING e PARADOSSO

19/01/2016

Difronte a un paradosso tutto ciò che in noi era certo all’improvviso scivola giù cadendo. La nostra corazza di uomini razionali si smonta e ci lascia nudi. Come dei neo zombie ci fermiamo e attratti ci dirigiamo verso quello scritto, quella immagine,… sentiamo che in noi c’è meraviglia per l’inconsueto, si sorride e una leggera e piacevole sensazione ci invade. Esclamiamo: “bello”!

Potremmo usare un paradosso per rapire un cuore, per aprire una cassaforte, per vendere una merce.
Peggio a mio avviso lo si potrebbe impiegare per ammaliare un certo modo di essere (o di spingere ad essere), per alleggerire lo spirito e renderlo più “trasparente”. Così eccoci al seguito di incontrollati paradossi a dire Bello! Bello!! Bello!!! Perdendo di vista il peso del termine.
Nell’era della “glassazione” e in quella della “impiattazione” passando per lo “mastercheffazionismo” si è ormai inclini a operare attraverso il paradosso per carpire a una “cultura” un frammento dello spirito di ciascun appartenente così che quel frammento possa essere accumulato e investito per generare mercato e consumo.

La diabolica intelligenza dell’uomo è tale che questo depauperamento della società lo innesca nel dovuto modo, attraverso la dicitura arte. Chi si tirerebbe indietro alla voce Arte!? Ma il paradosso nell’arte ha un senso. Millenni di razionalità artistica garantiscono un metro. Un esempio nei secoli, Magritte con Raffaello. Nell’arte fotografica questo senso non è possibile perché la fotografia è “nuova” non ha millenni, in più senza entrare nello specifico si potrebbe obiettare che il tocco di pennello non è uno scatto da studio, che la fluidità del pensiero fatta immagine non è la razionalità quasi scientifica delle attività di un atelier. Dell’1 + 1 = 2.

«I paradossi sono smagliature di assurdità nel tessuto della conoscenza: dapprima ci fanno dubitare delle nostre credenze e poi ci spingono a ridefinire i nostri concetti», questo era quando le rivoluzioni culturali dei secoli passati avevano necessità di nuove coscienze ma oggi tutta l’energia dei paradossi si è rivolta contro quelle stesse società che dalla massa sono divenute leggere nel senso di pianificate. Perciò il paradosso da potente stimolo di riflessione è passato a potente stimolo di attrazione, da nemico della pigrizia è divenuto sostituto dell’azione alimentando il consumo compulsivo e conforme. Il nostro discernimento è delegato a una contraddizione che ipnotizza, la critica ne risente dando via libera al “take away”. Perciò sia nel bene, sia nel male, si rimane intrappolati in questa impasse che ci immobilizza togliendoci frammenti di critica-tempo liberando un gusto addomesticato.
foto di Marwane Pallas

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