A sughero o a vite?

06/06/2016

La disputa è importante, di quelle che segnano un’epoca, Repubblica o Re, Coppi o Bartali,… tappo a sugaro o tappo a vite!

Bhe io mi dichiaro per la Repubblica e non per il Re, il re per il mercato, il re del mantenimento, il re dell’asetticità, il re di chi arriva dopo ma vuole essere primo ma soprattutto il re del gioco facile.

Mi affascina la sfida di rimanere appigliato a un mito, dall’antica Atene all’intelligente copione Pérignon, dai quattro giri per non sfondarlo al misto di eccitazione e terrore che si provano in degustazione quando si va ad aprire la bottiglia di una vita, rischiare quell’attimo in cui si esclama “sa di tappo” è funzionalità alla consacrazione di un obiettivo chiamato vino.

Ho un'idea malsana per la testa quella che paradossalmente con il tappo a sughero si rimanga con i piedi a terra e che nello stesso tempo si possa vivere una metafisica della Tradizione, l’osmosi umana di passione del territorio vissuta all'esterno con quel contenuto interno alla bottiglia di nome vino. Il tappo a sughero metro della lentissima respirazione tra il tempo mondano che passa fuori e il tempo fermo del vino nella bottiglia, una membrana pneuma che possa aiutare a trasformarsi, cambiare l’essenza della preziosa sfida, con il rischio ahi me anche di peggiorare rendendo imbevibile il contenuto.

Ammetto la mia arretratezza, in Europa e nel mondo si usa il tappo a vite e si accetta con disinvoltura questa pratica del nuovo millennio del vino ma io rimango arretrato. Forse perché inorganico fatto di sostanze inorganiche il tappo a vite lo vedo come una freddezza assoluta inanimata e il tappo a sughero invece come una sorta di forma autonoma di pensiero e di vita appunto come dicevo sopra in accordo tra esterno vivente e interno dormiente, una vita in attesa di essere vissuta, meglio di essere bevuta.

Il tappo a vite è l’annullamento di quel romanticismo dove risiede la fragile essenza della favola del vino, uno strumento come tanti e non lo strumento tra i tanti. Il vino è sentimento e non pensiero. Il tappo di sughero l’ho sempre visto come una forma umano fatta di chimica organica, come un qualcosa che abbia un semplice sentimento, accudire in una bottiglia un liquido radicato di sentimenti. Preferisco pensare al mito del tappo a sughero inventato da Pérignon pregno del suo vivere e dei suoi perché come un mito da perseguire e non d’abbandonare. Non un ordine di pensiero di necessità ma una rete di partecipazioni che ha attraversato la storia delle necessità.

Nel testo in foto ripreso dal pdf dei TreBicchieri messo a disposizione on line dal Gambero Rosso risiede il perché delle mie righe scritte legate alla disputa tra tappo a sughero e tappo a vite. Mi sono chiesto se sarebbe meglio trovare una sola bottiglia ancora buona dopo aver speso da collezionista migliaia di dollari o trovarle tutte buone trasformando il collezionista in un semplice consumatore ricco che va a fare la spesa al Supermercato.

A proposito! film consigliato “La parte degli Angeli”, giusto per prendere in giro tutti!

Alla salute!!!

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