Sting tra i 100 migliori

23/02/2016

«5 Star Wines, Vinitaly International Academy, wine2wine.net» dal suo attuale profilo LinkedIn, e «Principal role nowadays includes that of Managing Director of Vinitaly International» sul sito del Vinitaly International. Ecco di sana pianta quello che mi è apparso quando ho cercato sul Web chi fosse quella persona che aveva messo un cuoricino sul mio tweet di venerdì pomeriggio, lady Stevie Kim: «#OperaWine #Wine Spectator: “avamposto #Zonin”, mediare d’assalto per fare lista? da esperti o da commerciali?? Povera #civiltà del #vino».

Sconquassato, emozionato e ubriaco di gioia sono andato in palestra a fare un po’ di ginnastica come tutti i venerdì ma quel testo dei 100 migliori (http://divini.corriere.it/2016/02/18/wine-spectator-ecco-i-100-migliori-vini-ditalia/) mi si apriva ancora nella mente, più mi “strecciavo” e più mi annodavo dentro pensando a quella classifica, non dei primi cento ma dei cento primi in Italia. Che fitte ho sentito, un acido lattico che sarebbe stato bene in cantina anche tra quei cento lì su quella carta così esaltati.

 

Tornato a casa, rileggo l’articolo ed ecco la scoperta! mi era sfuggito un elemento di non poco conto, non tanto il fraseggio dell’«avamposto Zonin» che riporta la mente all’antica Roma quando si celebrava la Bretagna e la Caledonia, il Vallo di Adriano ma la presenza tra i 100 migliori del vino italiano della vigna e dell’azienda del signor Gordon Matthew Thomas Sumner, nome d’arte Sting. Riporto per essere io stesso ancor più convinto di ciò che ho letto: «La pattuglia dei debuttanti genera invece qualche stupore. è capitanata dal cantante pop Sting, che scruta Firenze dalla sua collina tra la zona del Chianti e la Valdarno nella sua grande Tenuta Il Palagio. Il buen ritiro dell’ex Police, in poco meno di 20 anni, si è trasformato in una azienda agricola che ha scelto la biodinamica, puntando soprattutto sui vitigni locali, dal Sangiovese al Colorino. Sting ha promesso che sarà presente a Verona, bersaglio preferito dai fotografi, con l’annata 2011 del Sister Moon, il rosso che ricorda la canzone in cui annuncia che la “sorella luna sarà la mia guida” (richiamo preveggente al calendario astronomico usato nell’agricoltura biodinamica?)».

 

Il sorriso mi si scaglia dentro e fuori ora è tutto e definitivamente più chiaro. Ci troviamo difronte a un parere sotto la forma di elenco di sana degustazione e di approfondita scelta per lo studio effettuato ma soprattutto un decalogo che presenta bene il vino italiano al e dal Vinitaly.

 

Troppo facile. Una grande manifestazione, una lista grande (piccolissima??) e una rivista importante che diano l’immagine e facciano pensare alla nostra produzione per il mondo attraverso 100 produttori. Ci deve essere qual cosa di altro!

 

E per fortuna c’è! le liste si fanno da soli attraverso incontri, degustazioni e soprattutto a parole scambiate con i produttori ed è proprio di parole scambiate con chi lavora e non di gusto o di etichette che vorrei testimoniare una giustizia da cabala per il numero 100. Perciò la conversazione fatta venerdì 14 con la produttrice piemontese signora Marisa che non ha lista di appartenenza (ma chissà se le interesserebbe mai visto che il suo cruccio è altro, casualmente produce biodinamico) cade a fagiolo dandomi lo spunto per dire la mia sul modo dei media di porsi con le invenzioni più disparate quando si tratta di vino. Riporto a mente le parole della signora: «ma lo sa lei che per 100 metri non posso scrivere Barolo sull’etichetta, lo sa lei questo? – certo che lo sapevo e lo capivo – ah me sto a sentir loro?!? Eehh ma io lo fao come un Barolo e lo vendo come un barolo, anche se si chiama Nebbiolo d’Alba». Questo entra nei nostri bicchieri e non nei pareri di lista, storie di gente, di territorio di legge e di economia,… non solo parole ma fatti. Prestigio (100 metri) di una cultura che porta con sé civiltà nella fortuna o nella sfortuna. Perciò espressi attraverso il numero 100 si trovano insieme il biodinamico di Sting e il biodinamico della signora Marisa e mi pongo la domanda:

possibile che non ci fossero altri pari merito a poter concorrere per un parere dei cento-bis con il “Chianti Stinghiano”? (dopo quello di Varsavia di “Manhattan” ci voleva),

possibile che nella lista delle regioni d’Italia non si è potuto trovare un vino che fosse di 0.05 migliore del Pop anglosassone, superarlo ed entrando nella lista??

possibile che si prendano in considerazione pareri-elenchi stilati da poche persone su argomenti “esoterici” come quello del vino dando pareri-giudizi che potrebbero fare la differenza???

Il dubbio mi rimane e mi rimarrà, quello che in Italia ci siano a parere di stranieri solo 100 vini migliori, e non va via pensando che il Pop sia stato un po’ aiutato dal fascino del cantante perciò scrivo l’assioma: “Preso l’assunto che il contributo del valore del vino toscano scelto della pop star Sting di lista porta o porterà a crescere la civiltà vinicola italiana e la sua immagine nel mondo, di sponda avrò il potere ma non l’obbligo, vista la primaria professione della star, di credere che il contributo del valore del Jazz suonato dallo stesso porta o porterà a crescere la grande musica Jazz nel mondo”, sarà mai possibile??? Dubito! Alla salute!!!

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