La potatura nei secoli, dei secoli !

29/12/2015

Arrivi alle 8.00, 4 o 5 i gradi ma quando va male si va con abbondanza sotto lo zero. Il terreno è molle, l’umidità lo mantiene bagnato e il piede si affonda quanto basta per rendere la scarpa pesante e di forma palmata.

Camminare verso la collina per arrivare ai filari è dondolare tra i solchi del trattore, il terreno è marrone e il favino seminato per il suo arricchimento lo stria di verde… «è dicembre e anticipiamo», così mi dice Federico l’agronomo dell’azienda Ronci di Nepi che dopo avermi ospitato per assistere alla vendemmia mi dà la possibilità di osservare la potatura. Sì osservare è il termine adatto. Si osserva un lucido movimento e un altro ancora, come in una pellicola uno dopo l’altro, come in una scenografia una dopo l’altra. Il sole si alza e la luce taglia l’entrata tra i filari, il marrone passa al dorato. Si comincia con una vite a guyot e Federico si posiziona difronte al ceppo, lo accarezza passando la mano sulla tipica V del guyot (che darebbe ispirazione a Baudelaire) e dice «il guyot perfetto ha lo spazio di una mano», stach! stach! Visto?

Lascio un canale per la via e un capo a frutto». Visto cosa!? Un movimento veloce e preciso mi sorpassa, si ricomincia. Stach! Stach! E ancora, stach! stach!... Mentre il lavoro andava avanti mi domandavo che significavano quei movimenti secchi e precisi.

 

Il canale è la parte che dà continuità vegetativa alla vite il capo a frutto quello che porterà il frutto. Pochi centimetri per la salute e la produttività della vite, per il suo futuro, per migliorare in quantità e in qualità la produzione o per una sana longevità, ma non solo, percentuali di costi di manodopera e budget di spese. La potatura nasconde dietro i suoi monotoni stach! stach! non solo il verde ma anche il blu o il rosso di investimenti economici. A Ronci di Nepi se non erro siamo a 18 H ma se si prova a pensare ad aziende di 180 H si capisce che sbagliare sul profilo vegetativo e su quello della quantità o qualità dell’uva potrebbe essere un danno da falla nel sistema. Capisco allora che non si tratta solo di fascino che si lega alla Tradizione del momento. La curiosità aumenta.

Alle 10.00 un lieve calore avvolge le tempie, il silenzio a cromature gialle si rompe sempre con la stessa cadenza, stach! stach! al respiro ora il vapore è quasi assente. Tocca a me! guardo bene la pianta che è difronte, immaginate due in balia di una danza, una è ferma l’altro le si muove davanti e stach! stach! due colpi! Ma cosa valgono due colpi per quel tralcio? Valgono come due rimproveri da bambino, come due brutti voti a scuola,… migliorare o peggiorare il tuo futuro, un camminare dritto a sé in un contesto di crescita verticale dettata dagli anni. Come nei momenti importanti della nostra vita la potatura regge un equilibrio che la natura ha messo nella pianta della vite, crescita orizzontale, crescita verticale. Continuità e giusta produzione.

Si continua, ora si passa al cordone speronato ma la musica è sempre la stessa, stach! stach!... fino al calar del sole. Il cordone ha da sé non una forma a V ma la bellezza che richiama la luce, quando la sua ramificazione verticale è ben fatta forma un candelabra a un braccio. I tagli importanti due, uno per mantenere lo sperone ben ramificato in verticale e in asse, l’altro la via per la produzione. Anche qui è fondamentale il taglio preciso e accorto perché come nell’umana esistenza “rigare dritti” porta a un futuro più certo, piantagioni in salute e produzioni controllabili in quantità e qualità. Stach! Stach! stessa cadenza per secoli di vite, amen!!!

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