Dello pane e dello vino

02/11/2015

Nello passato degli anni de Cristo se sperde lo racconto qui appresso summato. Era lo tempo delli Santi, della morte e delli roghi in della terra de Nostro signore indonde due monasteri de fratelli preganti giaceano. Uno posato e calmo per lo studio e la preghiera tutta, l’altro per lo scompigliato, per lo lavoro, lo vino e le locanne.
Lo primo era de benedettini, santi pregatori e sommi studiosi della favella e dello cammino de Cristo, lo secunno invece era de frati francescani, pure issi santi ma de lavori co lo nervo de fatica, de vino pe mannalla via e de prediche indentro li villaggi.

 

Ora tutto sto ronzio de fatti nacque per colpa dell’infame destino, tutti e doa li conventi con le ciascune misure de pascolo e de semenza giaceano vicini uno accanto all’altro ma per la disgrazia con uno solo de ruscello de acqua che servia a lavorà e dissetà. Alla ennesima imbruttita dei fratelli sopra scritti pe la disputa de stacqua li due capi, lo sommo benedettino e lo sommo frate, decisero de comune intenti se disputasse per lo dominio sullo santo liquido. Così uno paglio se organizzò, niente cavalli o sarti delli circhi ma solo de santa conoscenza, de grandezza de fede. Li primi delli rispettivi ordini mei dentro in una cella a sfidasse con li dubbi e le certezze sulla credenza. Lo primo degli ommini qui descritti che abbandonasse li pochi metri de spazio per issi messi a disposizione renderà suddito lo convento a cui appartiene nell’uso dello ruscello. L’altro, lo forte e vincitore, sarà lo testimone dello impiego per primi in della terra della santa acqua della natura madre.

 

Due come detto li fedeli, padre Celeste pe li benedettini e padre Pietro pe li francescani. Lo secunno, se notea, de perplesso lo viso avea in perché dentro de sé già dicea: “co lo vino e lo picco vado bene per lo signore ma la favella e lo scritto ndo li metto che so fritto””,
l’artro già sorridea allo futuro e dicea a sé: “lo Cristo pe me è insulla penna e in dentro la favella, come pozzo io a perde con lo frate con la panza a vende?”
Li due li fecero accommota dentro la meio cella e la micca porta se chiuse alle spalle e da fora un urlo de strafora, daie che se inizia e che lo Cristo ciassista!!!

Li capannelli dopo poco più de 20 li minuti passati sartareno in come un vulcano esploda, lo primo a usci fora è lo padre Celeste che rosso sullo viso e stretto allo cordone esclamea: “hai vinto tu frate della panza, hai vinto tu frate della sostanza”, un rumorino de brusio accompagnò Celeste nello angolo del racconto alli fratelli sua che lo brameano. Lo stesso succede per Pietro che sgomento dell’accaduto barcollea come dopo un rientro dallo villaggio a chiere du schudi de elemosina e accettar tre bicchieri de vino, li frati tutti se lo abbraceano contenti ma ancora non credenti della vicenna accolta.

Orsù Celeste racconta dell’infausto accaduto, come tu santo e profondo conoscitore delle sacre scritture e dei sacri messaggi divini pozza essere stato umiliato da cotanta ignoranza? Favella, favella fratello Celeste!
Alla porta chiusa io Celeste lo scrutai per bene e con la sorpresa lo invitai a responne allo quesito, na mela del peccato misi sul tavolozzo e lui de risposta manco un attimo divino passò me mise lo pane, lo corpo del Cristo. E tu? Con sorpresa ma con la voia de fa passa una brutta storia a sto frate la brocca de acqua santa misi su! Issu? Issu me fregò, lo vino rosso dalla sacca fece sortì fora,… oohh!! Lo Santissimo sangue! E poi, poi?? Poi io esclamai co lo gesto, Dio è uno e lo dito alzai allo celo, issu però me scrutò dallo basso e fin su allo dito disse a modo suo, e no!!! Implacato lo gesto so due figlio e padre e li du diti arzo allo cielo. E te!!??? Volli co na botta vince e dissi co lo solito simbolo verso lo cielo Santo, no!! Allora tre so, lo padre, lo figlio e lo santo spirito e muto li tre diti arzai al cielo! Oohh!! E poi? Me chiedete poi? Co la forza de mille braccia de secoli de santità me disse co lo gesto simbolo, no fratello mio sempre uno è e sarà così sia, e in silenzio la mano gonfia e rossa co le tre dita chiuse in su se stesse e lo polso a move tutto lo messaggio arzo in cileo, così de me fece tristezza.

 

Co la gobba bassa e ancor non credenti dello fatto li frati chiesero allo fratello francescano de raccontà che fu successo. Pietro da muto divenne un canto. Me guardaa co lo sguardo de chi è forte e la mela tirò forte, io de sorpresa dissi ma dentro che se inizi allo tavolozzo co la frutta?? Me domannea, allora dissi a me io te lancio il pane. Oohh!! Brutta la faccenna esclamò un fratello, brutta??? A un momento certo mise lo benedettino l’acqua in sullo tavolo, oooohhh!!! Brutta la faccenne se fece, e se fece brutta sìì!!! Co lo vino rosso lo settai in della panca senza manco na parola, fra me dissi l’acqua? lo vino se bea. Allora?? Me scrutò e sarzò, e lo dito singolo me puntò, mannaggia lo occhio me volea ceca, e io de risposta due dita alzai, io te ne cecai due a dosso le tirai in su del cielo. Muto ma scarmanato perché offeso me guardò de cattivo occhio e le tre dita arzo, io me sentii strano co la bocca chiusa e me domannai a me comme, ma comme me voi cecà tre occhi?? E te, te!!! Che hai fatto Pietro, io? Ner silenzio paonazzo co la mano chiusa su tre dita e lo porzo che se movea dissi, ma che cazzo sta a dì!!!

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