PICASSO: sommelier per caso?

31/10/2015

Ogni volta che ci si appresta a degustare un vino abbiamo, penso, la voglia irrefrenabile di stappare, versare, guardare, annusare e deglutire per poi esprimere un percepito. Credo si perdano di vista due elementi importanti quando si assaggia del vino, ciò che si chiama vita e il tempo. Ogni istante della degustazione, del bere in compagnia e amplificandolo quando si beve da soli, merita il profondo rispetto, con riverenza, riconoscendo il tempo come immagine della vita. Nel vino come nella vita il tempo è fondamentale, da quello veloce alla vendemmia a quello paziente e lento della maturazione, fino a quello giusto per cogliere sia se si tratta di pianta sia se si tratta di imbottigliare.

Per osare paragonerei le azioni che si compiono quando si assaggia un vino a una “decostruzione della prospettiva” di ciò che si ha lì presente sotto forma di cosa, di manufatto, di piacere, di anelito, di quello che ci darà come esperienza. Di ciò che in quel momento è reale. Con delle piccole operazioni desideriamo capire gli elementi che originano il gusto e la conseguente piacevolezza o magari il disgusto di quella realtà del momento chiamata vino. Che sia un barolo o un “cannellino” smontare e percepire nel tempo sono attività necessarie, assolute. Perciò ecco la proposta azzardata. Una degustazione di vino, piacevole attività mondana, abbinata allo spirito dell’arte quando reinterpreta la realtà decostruendola, il cubismo. Culmine di questo spirito è la decostruzione di quello che vedevano e l’inserimento del tempo come momento di arricchimento tra la visione e l’atto stesso della pittura. La comprensione di chi fruisce.

 

Decostruire attraverso i sensi il vino. Il tempo come strumento per riflettere su di esso prima di dire mi piace o non mi piace (questo lo scrivo perché non mi stancherò mai di dirlo che il vino migliore è quello che piace). Dall’accademia scelgo il primo, il padre, l’“inventore” del cubismo Pablo Picasso e tra i suoi capolavori mi soffermo sul “Bicchiere, bouquet, chitarra e bottiglia” (Berlino). Il titolo dell’opera è già una degustazione sotto forma di simboli, una macchia di sentimento (bottiglia) messa lì sul tavolo pronta a essere gustata.

C’è tutto, il bicchiere e la bottiglia, solida realtà, il bouquet e la chitarra (musica) fenomeni per l’essere. Il vino entra nel bicchiere e sale sotto forma di colori e profumi alla mente, poi attraverso l’armonia entra in noi lasciandoci basiti o sorpresi. A questo punto visto il quadro è probabile che bere quel vino rimanga secondario, la freschezza dei fiori, la passione di una chitarra e il luogo sono ciò che cercavamo nel vino. Bellezza, profumi, armonia, territorio. Sono ciò che è stato e che sarà sempre, il piacere per la vita!

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