3 BICCHIERI GAMBERO ROSSO 2016

22/10/2015

Le belle cose hanno un difetto durano poco, la mia è durata 4 ore e sono state 4 ore di certosina abnegazione. Parlo dell’incontro avvenuto all’hotel Sheraton di Roma Eur sabato 17 ottobre, i 3 Bicchieri 2016 del Gambero Rosso. Perché certosina? Perché con sole 4 ore bisognava orientarsi sul territorio nazionale attraverso la possibilità di degustare fino a 398 etichette, e si sa l’uomo erra e farsi prendere la mano ed essere stesi dopo la prima ora, ora e mezza, sarebbe stato imperdonabile perciò il sottoscritto preso il libricino illustrativo come nei migliori teatri dove si legge la lirica con accortezza alle parole ha deciso di seguire un criterio tutto suo: per regioni, un vino per regione; il vino che piace; per “premi”, erano presenti i 3 Bicchieri Verdi dedicati all’attenzione dell’ambiente.

 

A fine kermesse il campione statistico in generale è stato raggiunto e ho assaggiato 43 vini su 398, un 10% che fa sostanza, le tipologie sono andate dai dolci ad esempio più di un vin santo tra Toscana e Trentino, ai rossi blasonati Barolo e Barbaresco per il Piemonte, l’Amarone per il Veneto. A quello che piace ma non riesci mai a trovarlo come ti piacerebbe, Pinot nero oppure il vitigno che non si trova spesso il Pigato, Liguria o a quello che non conosci il Pecorello, Calabria. Ma soprattutto ai miti, Picolit.

 

Cinque i vini che mi hanno reso contento, non che gli altri non abbiano fatto la loro parte ma questi cinque gli ho trovati dal mio punto di vista con una trama interessante.

 

Lombardia - Tenuta Frecciarossa Pinot Nero Giorgio Odero 2012,

premetto che le barrique non sono la mia passione ma forse i passaggi in tonneaux altra e il riposo in bottiglia hanno smussato la “dolcezza” del legno piccolo (di secondo passaggio?). Il colore è di quelli intensi, una vena di gioventù con brillantezza al calice. Al naso è certamente intenso con uno speziato non invadente accompagnato dai frutti rossi del bosco.

 

Al palato è un corpo che si farà elegante, stimerei una longevità oltre i 7 anni… Caldo, ancora non in equilibrio ma lo sarà di certo, l’azienda parla di armoniosità io suggerisco di aspettare. Strutturato. Nota, stimavo 12-13 euro per bottiglia in cantina pensando che il fascino della titolare sostituisse il marketing ma mi sbagliavo, 14 euro ma 14 euro spesi bene.

 

Veneto – Zenato Winery Amarone della Valpolicella Sergio Zenato Docg 2009,

un Amarone dalla A maiuscola, qui la botte grande ben citata dall’azienda rende simbolicamente il Sergio Zenato rotondo anche in fase giovane se così si può scrivere. Non tratterei di gusti perché sarei perso tra le varie sfaccettature difficili da cogliere come di solito a mio avviso la botte grande dà, ma mi fermerei sulle persistenze che sono in questa bottiglia notevoli. Una unicità che parte dal naso, si conferma in bocca con prepotenza, mi domando fra 10-12 anni e più come questo grande vino “giovane” si comporterà. All’azienda Zenato suggerirei di invertire gli abbinamenti, subito la meditazione e poi il resto…

 

Sicilia – Cantine Florio Targa Riserva 1840, Semisecco 2004,

ho l’età giusta o meglio sono al confine tra quello che era e quello che è per scrivere di onorarmi di aver bevuto un marsala semisecco, da me preferito tra i marsala, dell’azienda Florio. I numeri, botti da 1.800 litri, caratelli da 300, 6 mesi almeno in bottiglia, 5-6 forse 8 anni prima di berlo. Del marsala oltre che dal gusto sono sempre stato attratto dal colore, il colore è quello della preziosa ambra. Il dattero è forte. Caldo e vellutato. Abbinamento? Uno solo! Nel rosso di uovo sbattuto allo zucchero…

 

E pensare che c’è qui in Italia chi suggerisce il rilancio del marsala attraverso l’eliminazione del tipico gusto dell’ossidazione,… mah!!!

 

Friuli-Venezia Giulia – Adriano Gigante Picolit 2008,

da dove iniziare per descrivere ciò che ho visto più che degustato? Sarebbe facile decantare il Picolit perché quando lo vai a bere ti lascia sempre di stucco, alla vista un’ambra preziosa non carica, al naso sale subito il miele, un floreale passito…, in bocca è di un equilibrato e vellutato intenso. Decisamente persistente. Ma quello che ho visto è molto più significativo, è ciò che vorrei vedere sempre quando si parla di prodotti della terra, il titolare lì presente a servire con la famiglia a fargli compagnia. In barba a

 

qualsiasi marketing il signor Gigante anziché con la bocca parlava con le sue mani ruvide di chi lavora i prodotti della terra oltre che venderli, parlava con la soddisfazione del suo sorriso che esplodeva agli svariati complimenti,… insomma la moglie mi ha detto di berlo con un piatto tipico del luogo lo Gnocco di susine, grazie del suggerimento.

 

Calabria – Roberto Ceraudo Grisara 2014,

perché il Grisara? perché al momento della beva già al naso si intuiva che finalmente si riesce a trovare dell’ottimo bianco non inoculato. Così ha confermato la figlia del titolare se non erro. Solo lieviti selvaggi per questo bianco di stoffa. Con una resa bassa un elemento di non poco conto si ha un vino da uve Pecorello autoctone di un giallo paglierino “doc”, un pungente floreale al naso, fresco come un bianco italico deve essere e con una morbidezza che bilancia bene. Persistente nelle tre fasi, direi una buona unicità. Non guasta ricordare che ha i 3 Bicchieri verdi Gambero Rosso!!! Decisamente buono!

 

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