INTERVISTA a Lorenzo Ruggeri International Editor del Gambero Rosso

19/10/2015

Entra nel salone in anticipo, il profilo è serio con il portamento di chi sa cosa fare. Passo calmo e sguardo concentrato e apparentemente distaccato, il look? Informale.

Il suo modo di muoversi sembra raccontare esperienza, si regola nel luogo che lo ospiterà marcando il territorio con movimenti corti e lineari, cucina, punto di fuoco della platea, lato vini in degustazione. In silenzio chiede il vino da raccontare nella serata e se lo fa servire. Nel suo angolo lo testa e prende appunti, preziosi appunti che lo proteggeranno dalle domande trabocchetto dell’“esperto” di turno.

Il suo menù oramai divenuto una mappa, quella del tesoro, è aperto su di una tavolo, il bicchiere rotea, occhi rilassati e il test inizia. Man mano che l’ora è quella di inizio sale il piglio del metodico preparato e socievole mediatore. A poco a poco quella persona che poteva passare per un freddo e distaccato professionista del media si manifesta e la sua cromaticità d’animo cambia, il sorriso compare timido, il corpo si distende,… Alta la disponibilità!

Domande e risposte, molto l’ascolto… l’informalità diventa paradossalmente la formalità di un gradevole momento, si parla, si discute, si ride. Lorenzo Ruggeri International Editor del Gambero Rosso non cade in semplicismi né in facili movenze da star dall’inglese all’italiano la mediazione va ritta verso il taglio della torta passando a volte in cucina per chiamare gli chef e farli parlare,… parlare per raccontare sembra la parola d’ordine. Non poteva finire meglio se non in un gruppo fotografato!

Intervista a Lorenzo Ruggeri International Editor del Gambero Rosso

 

Come è cambiato il Sudafrica dopo la democrazia, un paese giovane e democratico che produce vino

 

Io non conosco la situazione in generale dell’economia in Sudafrica ma in questi ultimi anni ho visto una crescita compatta, cosa intendo, le aziende sono sempre di più, ci sono aziende come in Italia che hanno tradizioni di quattrocento anni come abbiamo visto oggi e aziende molto più giovani grandi e piccole e oggi, l’ho letto qualche giorno fa, nel Sudafrica ci sono 300mila persone nel settore vino ed è un settore che è in crescita soprattutto perché traina l’export e l’export negli ultimi 12 anni è più che raddoppiato, ricordo che il Sudafrica partiva da una quota abbastanza bassa, sta migliorando e perciò il vino diventa un traino economico e sociale.

 

Dal punto di vista dei prezzi abbiamo anche in Sudafrica una varietà assolutamente ampia, come si è visto oggi abbiamo assaggiato vini da otto euro fino a vini molto costosi, anche nella fascia media il prezzo non è così elevato rispetto ad altri, parlando in ambasciata questi giorni mi dicevano che loro stanno promuovendo il consumo qui ma stanno facendo altrettanto per cercare di sviluppare un consumo consapevole nel quotidiano anche in Sudafrica. Si vedono che i consumi stanno crescendo, l’ultimo dato parla di 11-12 litri per anno, rispetto ai nostri 40 sono ancora molto pochi però paragonati ai paesi del nuovo mondo il dato è superiore a quello dell’Australia che si è fermato a 10 e siamo in linea al mercato americano, ovviamente lì c’è un’altra forza economica.

 

Perché un italiano dovrebbe acquistare vino sudafricano

 

Io consiglierei due canali preferenziali innanzi tutto, oggi non lo abbiamo potuto assaggiare, ma il Chenin blanc ha un potere di fascino di qualità, di tenuta nel tempo e anche di capacità organolettica molto molto interessanti con degli aromi e delle evoluzione a cui siamo poco abituati  e costa una cifra molto molto esigua rispetto a quello che è il valore,

per quanto riguarda i rossi il Pinotage è una carta interessante perché comunque rappresenta un unicum, uno sfizio, un qualcosa che si può bere solo in Sudafrica. È abbastanza unica questa unione tra un aspetto del Pinot nero un pochino che gioca un po’ più sul frutto con il Cinsault con  un aspetto appena erbaceo che comunque non lascia indifferenti, che sia un vino più o meno di valore o fatto per una ottica di consumo alta o bassa è da provare.

Assaggiando anche i rossi dobbiamo smettere di pensare che in Sudafrica esiste uno stile di produzione, che esiste uno stile dominate che è il legno e il suo gusto, che va verso il dolce verso il morbido perché in Sudafrica sono partiti con delle denominazioni quasi in contemporanea con le denominazioni italiane, le denominazioni Wine of origin (Wyn van Oorsprong) sono del 1973 e in Italia si parla degli anni Sessanta. Ogni sottozona che sia Stellenbosch, Paarl, Walker Bay è assolutamente frammentata e propone un grande bagaglio di varietà e di produzione. Ovviamente in Italia abbiamo tanto e abbiamo tanto da scoprire, molti consumatori italiani conoscono magari poco di altri territori che non siano Toscana e Piemonte e quindi magari risulta difficile per loro pensare al Sudafrica, ma se uno è un appassionato di vino e vuole sapere cosa si produce nel mondo, anche se fosse un produttore o un consumatore ha bisogno di confrontarsi e di capire quello che sta bevendo proprio in rapporto a quello che producono e bevono gli altri stati. È così se si vuole produrre vino, solo berlo, se si vuole vendere o se si vuole comunicare o scrivere come in questo caso faccio io. Bisogna avere una visione globale anche perché il vino come dicevo prima è un qualcosa che racconta. Si parla di  nuovo mondo ma in realtà è un paese che ha più di 350 anni di tradizione e recita tante diverse storie dalla Compagnia delle indie olandesi ai francesi, quindi gli ugonotti… ci sono alcune leggi fatte sul vino che sono in parallelo con quello che poi è stata la storia del Sudafrica e quindi ritorniamo un pochino a come è cambiato il paese. Sicuramente negli ultimi venti anni molte aziende si sono sviluppate e stanno investendo in vino facendo diventare il Sudafrica veramente un terreno di acquisti e di investimento per tanti imprenditori che vengono da altri settori quindi il vino è una forza economica interessante e attrattiva.

 

Un suo parere sul vino Sudafricano

 

Al di là del diplomatico è qualche mese che sono in contatto con l’ambasciata e mi ha sorpreso molto trovare una ambasciata che ha capito che qui da noi in Italia il vino è una cosa tremendamente seria, e ha capito che per promuovere, al di là di promuovere i vini sudafricani, e per far capire, prima si è parlato di vini, della storia del Sudafrica e abbiamo appena accennato all’evoluzione democratica, bisogna farlo con l’idea di un territorio comune e oggi qui in ambasciata l’idea di abbinare piatti italiani con vini sudafricani con chef di estrazione estremamente diversa, persone che non si conoscevano, una situazione abbastanza anomala, l’ambasciatrice che chiede “chi sei tu scusa non ti ho mai visto”, o il pianista che faceva incursioni molto informali, devo dire che raramente mi succede, in una ambasciata c’è sempre un aspetto molto formale, ma anche l’idea di come sono stato contattato io per oggi, mi è stato detto “tu vieni fai una degustazione divertiti”, non mi sono stati messi tanti paletti come solitamente viene posto in altre occasioni più istituzionali in cui viene preparato tutto anche la pausa di due secondi, oggi io ero assolutamente libero sono andato in cucina ho fatto parlare Sacha poi sono venuti Luca e Massimo, si sono incrociati ho cambiato l’ordine dei vini in corsa,… per quanto riguarda i vini ritorno per le questioni d’acquisto è tra le cose più interessanti che ho assaggiato dal Sudafrica, il Pinotage. Quello di oggi era una cosa molto giovane molto diretta molto immediata semplice ma il Pinotage ha un grande bagaglio e poi devo dire c’è un terreno molto interessante sulla tenuta nel tempo di questi vini, sarà più o meno il tappo a vite che può aiutare ma soprattutto c’è un lavoro fatto come si deve.

 Due parole sul tappo a vite. Io ne sono favorevole e poi se su una bottiglia di 100,00 euro mettono il tappo a vite, considerando che in Sudafrica come in Nuova Zelanda il vino viene analizzato con molta più attenzione secondo schemi e variabili molto più calcolabili rispetto che da noi perché ci arrivano molte volte da altri ambienti, perciò se hanno fatto la scelta del tappo ci sono state delle ricerche incredibili e devo dire che piano piano anche altri paesi lo stanno adoperando. In Italia siamo indietro perché è un paese che forse a tavola è più conservatore che in politica, siamo ancora non molto aperti nelle nostre scelte enologiche.

Una importante nota è che oggi abbiamo assaggiato vino e i legni nuovi di questo stile new world, è veramente molte volte in secondo piano, in Sudafrica hanno destato quello stile di vita e sono loro che lo stanno anche rivedendo anche per capire che ci sono dei trend che sono paralleli in più paesi, quindi studiare quello che succede in un paese potrà essere di aiuto per capire quello che succederà in Italia nei prossimi anni e viceversa. Avere occasioni come questa di una ambasciata che ci dà questa possibilità al di là del degustatore o per il curioso appassionato è qualcosa di bellissimo… questi vini poi non li trovo e se li trovo li trovo raramente. Questa oggi è stata una occasione di conoscenza, di scoperta, di curiosità per il vino… all’inizio erano tutti composti ma poi ci siamo messi a parlare di tutto e di più in una ambasciata, regolati!!

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