Vendemmia2015

16/10/2015

La vendemmia 2015 è terminata, è terminata tra pieno e vuoto, tra zucchero e sole, tra fatica e fango. Una esperienza da provare, un bel viaggiare tra tradizione e tecnicismo.

Con la gentile concessione dell’Az. Ronci di Nepi il sottoscritto ha passato nove giorni da raccontare non solo per ciò che questi giorni hanno lasciato ma soprattutto per avvicinarsi comprendere di cosa c’è dietro a un bicchiere di vino, dentro ciò che spesso noi chiamiamo gusto del vino.

 

Tra pieno, il filare da riempire con le casse cariche di uva per il trattore, direzione cantina, e il vuoto, il filare da lasciare vuoto senza più grappoli. Il lavoro di raccolta inizia alla mattina presto e termina a metà pomeriggio. Si lavora sempre in coppia, una coppia bene accorta a non lasciare il frutto sulla pianta, accorta a non tagliarsi le dita delle mani, accorta alla velocità, la coppia che scende e sale per la piccola collina, una volta sotto al sole, una volta sopra il fango. L’ultimo giorno c'era una coppia speciale in vigna costituita da una madre e da un figlio, a stretto contatto per la giornata a lavorare, a parlare, a tirare la vita insieme.

Ho provato emozioni

 

particolari nell’entrare a contatto con quella piccola comunità fatta di uomini impegnati, chi da bracciante chi da tecnico responsabile, tutti a tirare il prezioso carico frutto di una stagione di lavoro. In pochi giorni tra sole che batte e pioggia che si annuncia si deve portare a termine il raccolto dei poderosi grappoli che trasportati in cantina e attraverso diraspamenti e pressature diventeranno il nettare da imbottigliare, quello che da secoli siamo abituati a chiamiamo vino.

Se si vuole essere sofisti possiamo pensare il vino un delicato equilibrio pari al delicato rapporto tra gli uomini che contribuiscono a produrlo. Il prodotto di attività di fermentazione e di dominio su di essa il cuore della cantina potrebbe essere paragonato proprio all’equilibrio del piccolo pugno di uomini che a esso si è dedicata. Come nella fermentazione del mosto il rapporto tra bracciante e responsabile si regge su un dominio, un controllo. Sensi, nervi, esigenze, interessi, lì l'operato delle parti potrebbe “acidularsi”. È il senso della vendemmia fatto non solo di materia e di materia trasformabile in prodotto ma soprattutto di rapporti umani, ecco perché la madre che lavora con il figlio l’ho chiamata una coppia speciale.

 

Quello che dà la natura è molto simile e trattabile a quello che noi chiamiamo comunità umana. Tutto si regge su equilibri delicati e di necessità che nei migliori casi si farà virtù. Questa è forse l’esperienza che io ho vissuto. La vendemmia è certamente un modo di rappresentare ciò che l’uomo crea e raccoglie, tutto sarà frutto! Nel mercato come nella vita.
Alla salute!!!

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